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Intervista a Filippo Chiadò Puli

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il canavese raccontato dai canavesani

fonte foto: profilo linkedin Filippo Chiadò Puli

Filippo Chiadò Puli è l’amministratore delegato di Circowow azienda operante sul territorio con i suoi spettacoli di animazione, laboratori e corsi di clown dal 2007

Ciao Filippo, tu vivi e lavori in canavese, ma per lavoro ti sposti molto e conosci moltissime realtà non canavesane. Alla luce di questo: secondo te come si vive in Canavese?

Io vivo e abito in canavese, la vita qui è tranquilla e la qualità della vita è buona. Direi che mediamente posso definirla molto buona per una famiglia mentre lo è sicuramente meno per un giovane, soprattutto se questo è in cerca di occupazione. Il canavese è poco conosciuto, non solo in termini turistici e dalla persone che non vivono sul territorio canavesano, ma anche dagli stessi residenti.

 

Cosa faresti per migliorare la qualità della vita in Canavese?

Il canavese ha bisogno di un progetto condiviso nato dal basso, un progetto che riporti la centralità degli abitanti e del territorio nei discorsi comuni. Progetti, idee, volontà comune, senso civico e di comunità sono queste le parole chiave su cui il nostro canavese dovrebbe reggersi. Essere orgogliosi quindi di appartenere ad un territorio come questo che offre molto e che potrebbe offrire ancora di più con le giuste logiche di sviluppo. Tutto questo nel concreto significa riportare la popolazione a vivere il verde del canavese, le bellezze storiche e artistiche, raccontare il territorio e creare curiosità e attenzione verso di esso. La maggiore attenzione e controllo del nostro territorio equivarrebbe poi alla cura personale di noi stessi e delle nostre famiglie e imprese.

 

Sei un imprenditore, a fronte di questo come giudichi lo sviluppo e le politiche del lavoro in canavese?

Gravemente insufficienti come nella domanda precedente. Non c’è una rete industriale e di imprenditori, ma solo singoli gruppi che in maniera totalmente arbitraria gestiscono e progettano sul territorio senza tenere presente di importanti realtà, solo perchè sconosciute ai più. Avere un’azienda in canavese oggi è un vanto per il territorio, dobbiamo preservare e aiutare l’imprenditoria e l’impresa per far sì che questo territorio si riconverta da territorio di prodotto a territorio di servizio, riportando turismo e promuovendo l’acquisto di seconde case che saranno nel futuro il modo per riqualificare valli, paesi e avere un territorio vivo e produttivo.

 

Cosa miglioreresti per aumentare lo sviluppo?

Migliorerei la sinergia e l’incontro tra realtà aziendali. Testimonierei con l’esempio positivo le realtà aziendali canavesane in modo da valorizzarle e spingere i residenti ad un consumo più consapevole.

 

Tu hai fatto della tua passione un lavoro, diventando il punto di riferimento per l’organizzazione di eventi. Dalla tua esperienza cosa potresti dire ai ragazzi canavesani più giovani che stanno entrando nel mondo del lavoro?

Grazie della domanda. Ai ragazzi posso solo dire che se il lavoro che cercano non c’è qui in Canavese, la soluzione potrebbe comunque non essere quella di cercarlo altrove e emigrare in altre città o addirittura stati esteri. Si può cercare di migliorare questo territorio nonostante la testardaggine e la tradizionale immobilità dei canavesani, che sono sicuramente testardi e cocciuti, ma anche persone attive, impegnate, concrete, capaci, geniali, visionarie. Posso dire ai ragazzi di credere in loro stessi e nelle loro idee, di valorizzarsi, formarsi, di essere sempre curiosi e di riportare qui le esperienze vissute fuori da questo territorio che personalmente trovo stupendo e che non lascerò per nulla al mondo, continuando a creare lavoro e testimoniare che il canavese è un territorio nel quale vivere aiuta a sviluppare la capacità di sognare.

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