Intervista a Gianguido Oggeri Breda

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Gianguido Oggeri Breda vive e lavora Rueglio, in provincia di Torino; ha frequentato l’Istituto d’Arte, conseguendo il diploma nella sezione arredamento, per poi occuparsi di grafica e design. I suoi lavori sono stati esposti in gallerie d’arte a Roma, Napoli, Palermo, Menaggio (Como), Firenze, Torino e alla Pinacoteca Civica di Imperia.

Ciao Gianguido, tra le varie attività hai creato il portale valchiusellaweb.it che è una vetrina per le attività in valle. Ti chiedo subito cosa vuol dire per te fare impresa in canavese e in valchiusella: gli aspetti positivi e quelli da migliorare.

Il portale ValchiusellaWEb nasce con l’idea di offrire un supporto web a quelle attività che, per dimensioni aziendali e forza economica, spesso rinunciano ad avere una vetrina in rete che sia costantemente aggiornata (anche sotto il profilo degli adempimenti di legge, che stanno diventando sempre più complessi, come ben sai) e attiva sui canali social. La Valchiusella, come molte vallate montane simili, soffre di una certa “marginalità” territoriale, e costruire reti (sul web, ma prima ancora di tipo relazionale e collaborativo tra le varie aziende) è la sola strada possibile per superare tale problema; purtroppo spesso non è semplice, e in questo senso le iniziative di livello amministrativo sono spesso frammentate e poco incisive. Al tutto aggiungiamo la bassa qualità dei servizi di connessione al web (io ho dovuto affidarmi a un servizio di tipo satellitare per poter lavorare con un minimo di continuità e velocità … ti lascio immaginare i costi rispetto a una ADSL …), che ad oggi costituisce un limite enorme per lo sviluppo delle singole aziende.
Possiamo però contare su un territorio dalle potenzialità enormi (vale per la Valle come per tutto il Canavese) in termini paesaggistico-ambientali e fruitivi, e sul carattere e la voglia di fare delle persone … siamo generalmente testardi, difficilmente scoraggiabili e le idee certo non mancano!
Personalmente, pur se sotto alcuni aspetti “geloso” della mia identità, amo le collaborazioni; ho la profonda convinzione che siano la sola strada rimasta per inventare davvero qualche cosa di nuovo. Per questo XITO ha contatti profondi e proficui con altre realtà aziendali canavesane, tra le quali consentimi di citare l’azienda apistica “i mieli di Mario Bianco” di Caluso (4 generazioni di apicoltori e una azienda che ormai ha un respiro internazionale) e la falegnameria “Bordino – antiquariato e design” di Castellamonte, con la quale stiamo varando il progetto “BRAMAlab”. Tieni poi presente che io arrivo dall’Istituto d’Arte di Castellamonte, una realtà scolastica che mi ha profondamente e molto positivamente segnato, insegnandomi prima di ogni altra cosa il valore del “lavorare insieme”.

Proprietà di Gianguido Oggeri Breda. Tutti i diritti sono riservati

Per gli aspetti da migliorare quali iniziative suggerisci?
Devono essere migliorate, come già ti accennavo, le condizioni di accesso alla rete, non solo in riferimento specifico al lavoro, ma anche in relazione ai molti aspetti del quotidiano che si stanno progressivamente spostando “dall’analogico al digitale”. Le amministrazioni devono inoltre attivare canali di promozione costanti, che si consolidino nel tempo e che contribuiscano a definire una immagine “di Valle” unitaria; un progetto come ValchiusellaWeb potrebbe essere molto più incisivo se l’iniziativa fosse arrivata dal settore pubblico, giusto per fare un esempio.

Oltre a fare l’imprenditore sei una persona poliedrica e tra le tue attività sicuramente spicca quella artistica. Come vedi il clima artistico e culturale in canavese? Nel caso, come lo miglioreresti?
Il clima artistico è, ovviamente, una declinazione del clima che si respira a livello nazionale. Senza voler essere banali, il peso che si dà all’arte, soprattutto in questo periodo complicato dal punto di vista economico e sociale, è di fatto secondario; siamo (in modo del tutto assurdo) un paese che non percepisce la cultura come un “bene economico”, e investe poco in questo settore. Oltretutto il mondo dell’arte nello specifico manca molto spesso di processi inclusivi, badando unicamente a fare cassa e limitando al minimo indispensabile quelli che potremmo definire “rischi di impresa”; in altre parole mancano anche qui gli investimenti “a monte”. Se a questo scenario generale sommi la “marginalità” di un territorio come il nostro … beh, il “conto” è presto fatto.
Ma anche qui le idee non mancano, e qualche cosa si muove: a Rueglio (a due passi da casa mia) sono in corso di ultimazione i lavori di restauro della “Ka ‘D-Mesanis”, uno splendido edificio (di proprietà Comunale) costruito tra il XVI e il XVII secolo, che una volta ultimato ospiterà anche due ampi spazi espositivi, speriamo di poterli trasformare in un … “punto di partenza”.

Opera di Gianguido Oggeri Breda. Tutti i diritti sono riservati

Come si vive in canavese ed in particolare in Valchiusella?
La qualità della vita, se rapportata alla realtà metropolitana (ma per quanto mi riguarda anche rispetto a cittadine come possono essere Castellamonte o Rivarolo), è enormemente migliore. Vivere immersi nel verde (e in fondo a brevissima distanza dai servizi di interesse generale) per me è essenziale, ed è in questo paesello che con la mia compagna abbiamo deciso di crescere i nostri due figli. Certo, a volte occorre affrontare qualche piccolo disagio, ma la bellezza di questi luoghi, alla fine, fa passare il resto in secondo piano.

Hai mai pensato di trasferirti fuori dal canavese?
La sola cosa che potrebbe spingermi a un passo simile è la possibilità di abitare in riva al mare (che è la sola cosa che manca in Canavese, del resto …); no,in realtà non ho mai pensato a una eventualità del genere … forse dovranno farlo i miei figli, ma il limite sarà allora di livello nazionale, cioè fuori dall’Italia.

Opera di Gianguido Oggeri Breda. Tutti i diritti sono riservati.

Per concludere, cosa faresti in generale per migliorare la qualità della vita in canavese?
Oltre alle cose di cui abbiamo già parlato, credendo profondamente al fatto che i cambiamenti reali vengono sempre prodotti “dal basso”, mi piacerebbe che fossero i canavesani stessi a cambiare un poco (non troppo, solo un pochetto), aprendosi quel tanto che basta per mettere più spesso in moto collaborazioni, integrare (e per certi versi superare) la dimensione e gli orizzonti strettamente famigliari delle aziende, e far sentire la propria voce alle amministrazioni in modo più netto.
E poi, ma qui torna in ballo la necessità che il settore pubblico lavori di concerto a tutti i livelli, valorizzare l’immenso patrimonio di bellezza (paesaggistico, ambientale, enogastronomico) che fa da culla, in un modo che noi percepiamo come normale e quotidiano, alle nostre giornate; abbiamo tanto da offrire in termini di fruizione turistica “dolce”, e il tutto potrebbe generare l’indotto necessario a garantire che questi posti possano continuare ad essere “Casa” anche per le generazioni future.

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